Marino comincia bene: «Pedonalizzeremo i Fori imperiali». Legambiente applaude

DAL SITO DI GREENREPORT.IT

La mossa che potrebbe dare la cifra di un nuovo approccio all’amministrazione della capitale italiana, ad una nuova concezione del vivere in una grande metropoli che è anche capitale storica e turistica del mondo, è la conferma della chiusura al traffico a partire dal 15 agosto dei Fori Imperiali, che da sola costituirà nei prossimi giorni un gigantesco spot pubblicitario internazionale per la Città eterna e per la nuova amministrazione capitolina.
Esulta giustamente Legambiente che vede riconosciuta una sua battaglia ed il presidente nazionale, Vittorio Cogliati Dezza, sottolinea che «La pedonalizzazione dei Fori Imperiali annunciata dal neo sindaco di Roma Ignazio Marino per il 15 agosto è una bellissima notizia, un sogno che finalmente diventa realtà e che segna svolta importante per una città che quotidianamente è soffocata dal traffico, dallo smog e dalla sosta selvaggia.
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Velo-city, raddoppiano gli itinerari ciclabilii in Italia.

DALL'ECO DALLE CITTA'

La sorpresa maggiore l'hanno avuta gli italiani presenti alla riunione dei rappresentanti dei coordinamenti nazionali di EuroVelo. Nel presentare le proposte di modifiche e di integrazioni degli itinerari transeuropei in fase di analisi e verifica, Ed Lancaster, assistente del direttore di EuroVelo Adam Bodor, ha illustrato anche due iniziative: la Ciclovia Adriatica che da Trieste a Santa Maria di Leuca diventerebbe nuovo itinerario europeo di EuroVelo con il n. 9 e l'attraversamento di una ciclovia EuroVelo in Sicilia lungo la costa meridionale e lungo entrambe le coste della Sardegna, come tra l'altro l'associazione FIAB "Città Ciclabile" di Cagliari ha più volte richiesto e che arriverebbe anche in Corsica.
"E' una notizia assolutamente positiva così come veramente inaspettata che ci ripaga da tante fatiche - hanno dichiarato Claudio Pedroni, instancabile coordinatore italiano di EuroVelo e Antonio Dalla Venezia, responsabile FIAB dell'Area "cicloturismo e mobilità extraurbana".
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A DUE anni dal referendum del Nucleare: un bilancio

LEGAMBIENTE PIEMONTE


Il 12 e 13 giugno 2011, i Cittadini italiani hanno bocciato il nucleare per la seconda volta:
cosa è cambiato da allora?


La notizia cattiva

Le scorie radioattive non hanno trovato alcuna collocazione responsabile, quelle che non sono nei siti italiani a rischio si stanno godendo una costosa quanto inutile e pericolosa vacanza all’estero, a Sellafield in Inghilterra o a La Hague, in Francia, da dove torneranno tra pochi anni senza che si sappia dove sistemarle in condizioni di decente sicurezza per un periodo di almeno diecimila anni.

Non sono ancora neppure stati individuati i criteri per scegliere il sito per il deposito nazionale, che secondo la legge vigente 368/2003 andava realizzato entro il 31.12.2008, in modo democratico e trasparente, in una località che potesse oggettivamente rendere il rischio più basso, almeno  per quanto possibile.

Viceversa Sogin ha avviato in tutti i centri nucleari la realizzazione di depositi, definiti “temporanei”, ma privi di scadenza: se verranno completati siamo convinti che da questi siti a rischio i rifiuti radioattivi non se ne andranno via mai più!


La notizia buona

I pannelli fotovoltaici nell’anno 2012 hanno prodotto oltre diciotto miliardi di kWh di energia elettrica dal sole 



La produzione è in continua crescita, e altri quattro anni con una produzione anche solo eguale al 2012 faranno sì che il fotovoltaico da solo supererà la produzione totale di energia elettrica ottenuta da tutte e quattro le centrali nucleari italiane in tutti gli anni del loro funzionamento (93 miliardi di kWh totali), e senza lasciarci in eredità tutte quelle scorie radioattive per miliardi di miliardi di Becquerel che nessuno oggi sa come sistemare, e neppure le centinaia e centinaia di kg di quel plutonio la cui dose mortale per inalazione è di solo un decimo di milligrammo.

Quanto è salato il mare? La mappatura satellitare della salinità migliora i modelli climatici

DAL SITO DI GREENREPORT.IT

«Una volta bene prezioso, il sale è ora più spesso al centro del disprezzo per un malsano uso dietetico eccessivo. Ma ritrovare un nuovo rispetto è alla portata di mano, anche se solo tra gli scienziati. I nuovi dati satellitari sul flusso di sale negli oceani del mondo stanno fornendo la base per i modelli climatici oceanici e globali più precisi»
Le differenze della salinità superficiale sono dovute ad una combinazione di correnti oceaniche, precipitazioni, evaporazione e deflusso fluviale. Il ciclo dell’acqua è centrale per i modelli climatici globali, e il sale influenza fortemente le correnti oceaniche, perché l’acqua salata è più densa e quindi si sposta più lentamente.
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Diserbanti: Legambiente chiede maggior attenzione

COMUNICATO STAMPA LEGAMBIENTE PIEMONTE

“Interrompere le pratiche dannose alla salute umana e alla biodiversità,
adottando modalità di gestione della vegetazione meno rischiose, più prudenti, razionali e rispettose di se stessi, della popolazione e dell’ambiente”.

Ogni primavera, quando tutto si va tingendo di un bel verde fresco e nuovo, i bordi delle strade cominciano invece a diventare delle interminabili strisce gialle. Gli addetti alla manutenzione e, sempre più spesso, anche i privati cominciano ad irrorare con diserbanti/disseccanti tutte le possibili fasce di vegetazione. Già in passato Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta aveva segnalato la situazione ad alcune amministrazioni provinciali (cui spetta la manutenzione della gran parte delle strade), chiedendo di interrompere questa pratica, pericolosa per la salute umana (possibile presenza di sostanze cancerogene), per gli animali (alcuni pastori transumanti hanno visto delle pecore morire dopo aver brucato l’erba avvelenata) e per gli ambienti acquatici (le sostanze irrorate vengono dilavate dalla pioggia e vanno a finire nei corsi d’acqua).
Dato che i mezzi ci sono, perché non procedere semplicemente al taglio meccanico? Perché, anche in questo caso, non pensare che i bordi delle strade fanno parte di uno spazio pubblico di cui dobbiamo aver cura?
Ormai vengono irrorati non più soltanto i bordi delle strade, ma anche i canali di scolo e irrigui, i muri di recinzione, i viali dei giardini pubblici e (quasi paradossale!) anche i binari delle linee ferroviarie recentemente “abolite”. Vogliamo ricordare ancora una volta che le sostanze utilizzate non sono per niente innocue ma, anzi, presentano notevoli livelli di pericolosità per la salute umana, per gli animali di tutti i tipi, per l’acqua che le dilava e le porta nei fiumi e nelle falde. La strategia comunicativa legata a queste sostanze è particolarmente subdola, in quanto prodotti in vendita libera vengono presentati come “inoffensivi” per l’ambiente in quanto rapidamente biodegradabili. In realtà si tratta di sostanze nocive all’uomo non solo a livello della molecola attiva, ma anche di quelle che derivano dalla sua degradazione e dei componenti che favoriscono l’incorporazione della molecola attiva nella pianta. Si possono avere conseguenze negative quando c’è esposizione diretta ad alte dosi, ma anche, a lungo termine, con esposizioni prolungate e ripetute a dosaggi molto bassi. A sostegno di quanto diciamo possiamo consigliare la lettura del “Rapporto pesticidi nelle acque” (edizione 2013) dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), dove si afferma che quasi il 70% delle acque superficiali di pianura vede la presenza di erbicidi e sostanze derivate, con un notevole pericolo per la salute umana e per gli ecosistemi legati agli ambienti umidi.
Questa pratica così dannosa non deriva, a nostro parere, da necessità reali, ma piuttosto da una mentalità molto diffusa (si chiama “biofobia”) che vorrebbe eliminare tutto quanto considerato “dannoso”, “infestante”, “disordinato” o simili. In questo modo, attraverso cattive abitudini apparentemente poco significative, causiamo in realtà dei danni enormi (anche a noi stessi, aumentando l’esposizione alle sostanze che ci possono causare malattie molto gravi). Sembra davvero paradossale che, con tutta la disponibilità che c’è di mezzi meccanici, dobbiamo far ricorso in questo modo alla “guerra chimica”. In altre regioni italiane o in altri paesi europei la manutenzione delle strade viene fatta totalmente con sfalcio meccanico o manuale, addirittura programmando gli interventi in modo tale che le specie vegetali che colonizzano queste fasce possano compiere il loro ciclo vegetativo. Il risultato è che i bordi delle strade sono più belli e comunicano un’idea di rispetto per l’ambiente nelle sue forme anche più “umili”.
Chiediamo quindi alle amministrazioni pubbliche e private, agli imprenditori agricoli, ma anche ai cittadini che ne fanno uso, di interrompere queste pratiche dannose alla salute umana e alla biodiversità, adottando modalità di gestione della vegetazione meno rischiose, più prudenti, razionali e rispettose di se stessi, della popolazione e dell’ambiente.

Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta011.2215851 – www.legambientepiemonte.it

Lavoro, dalla Conferenza Onu: «Per l’occupazione serve intervento pubblico in economia»

DAL SITO DI GREENREPORT.IT

A Ginevra è in corso la Conferenza internazionale del lavoro. È possibile conciliare in un unico contesto bisogni e prospettive che appaiono contrapposti, ossia quelli dei lavoratori occidentali con quelli di Paesi in via di tumultuoso sviluppo?
I bisogni e le prospettive dei lavoratori sono gli stessi in tutto il mondo.
Piena occupazione, lavoro dignitoso, tutela dei diritti dei lavoratori e delle libertà sindacali, giustizia sociale, salute e sicurezza, lotta alla marginalizzazione ed alle discriminazioni, lotta alla povertà, sicurezza alimentare ed accesso all’acqua, diritto alla salute ed all’istruzione per tutti.
La transizione ad un’economia ecologica può costituire una straordinaria opportunità per creare nuovi posti di lavoro. Occorre investire in formazione perché servono professioni altamente qualificate e dobbiamo garantire ai lavoratori che perderanno il lavoro di poter essere ricollocati nei nuovi settori sostenibili mantenendo le stesse qualifiche, diritti e condizioni di lavoro.
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Che fine ha fatto il progetto Desertec?

DAL SITO DI GREENREPORT.IT

Desertec doveva servire a produrre energia sostenibile per l’Europa, il Nord-Africa e il Medio Oriente, costruendo le centrali nei paesi della sponda sud del Mediterraneo e trasferendo l’elettricità così prodotta verso il Vecchio Continente, grazie a collegamenti sottomarini ad alta tensione.
Desertec ha racimolato pochi fondi dai potenziali investitori dei 400 miliardi previsti e il progetto di creare potenza elettrica aggiuntiva a quanta ne produce già l’Europa, oltretutto così difficile da trasportare, sembra ormai superato. Per non parlare dei problemi tecnici legati alla situazione delle reti elettriche di trasmissione, sottodimensionate anche per la distribuzione interna, e non solo in Italia.
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